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Arte

Colori di Guendi: il favoloso mondo di Carlotta Di Stefano

“Colori di Guendi” non è solo il titolo scelto per la mostra di Carlotta Di Stefano (classe 1988, vive e lavora tra la Svizzera e Venezia), in corso presso Spazio Arte Carlo Farioli dall’8 al 30 aprile. “Colori di Guendi” è il suo nome d’arte, con cui si è fatta conoscere al pubblico in questi anni, è l’identificazione totale dell’artista con il suo mondo immaginario, un “paese delle meraviglie” a tratti psichedelico, espressione senza filtri del suo inconscio, raccontato attraverso illustrazioni dai colori accesi e dai contrasti violenti, che ti colpiscono senza preavviso, ti risucchiano e ti conducono su strade sconosciute, alla presenza di enigmatiche creature. La dimensione fantastica e fiabesca, la semplicità quasi infantile delle forme, insieme alla tavolozza vivace e brillante, evocano in qualche modo la pittura onirica di Chagall.

Come una moderna Alice, Carlotta si trova a dare vita ai personaggi che popolano la sua immaginazione: prima di tutto Guendi, “corvo-ballerina”nata nel 2012 come scultura e poi protagonista di molte illustrazioni, in cui è accompagnata da altri uccelli antropomorfi. E’ attraverso la tecnica del collage, padroneggiata con estrema bravura, che Carlotta dà libero sfogo alla sua fantasia, ottenendo accostamenti surreali e giocosi.
Non a caso, infatti, il personaggio Guendi mi ha fatto venire subito in mente i misteriosi protagonisti alati di Max Ernst nel suo perturbante romanzo a collage “Une semaine de bontè” (1934). Rispetto all’illustre predecessore, tuttavia, Carlotta non utilizza tale tecnica per ottenere un effetto inquietante, ma piuttosto come punto di partenza da cui procedere per raccontare una storia, per evocare delle sensazioni o, semplicemente, per poter esprimere la sua creatività.

“Molti miei lavori nascono da un input concettuale, il quale viene però spesso sopraffatto dall’atto creativo, attraverso cui produco soprattutto forme astratte e ornamenti, anziché figure riconducibili alla realtà” spiega l’artista. La componente decorativa delle sue opere è infatti preponderante ed assume per l’artista una valenza “terapeutica”, nel tentativo di mettere a tacere la sua indole più razionale e perfezionista. In questo aspetto Carlotta sente la sua poetica vicina all’Art Brut: un’arte spontanea, senza intenzioni estetiche o culturali, generata da impulsi creativi puri ed autentici. Così anche Carlotta lascia che la sua arte fluisca il più possibile senza interferenze, che nasca e proceda senza disegni o schizzi preparatori, e che la scena si componga sulla carta secondo il suo personale sentire, attraverso la forza del colore, lasciato libero di fluire svincolato dalla forma, combinando piccoli ritagli di giornale all’interno di composizioni fantasiose, bidimensionali, in cui il segno grafico delinea orizzonti, forme e personaggi e indugia in particolari curiosi, dettagli e decorazioni.
Carlotta ricorre a qualsiasi tecnica utile a dare forma al suo mondo sommerso: matite, pennarelli, pittura acrilica, pittura ad olio, smalti, stoffe…senza tuttavia scadere nel kitsch e nel sovrabbondante, ma trovando sempre il perfetto equilibrio tra pieni e vuoti, tra colore e spazi bianchi.

Con apparente piglio naif Carlotta va in realtà a toccare tematiche importanti, legate soprattutto alla sfera dei sentimenti e della psiche umana. Nella produzione più recente, come le serie “Calma” (2017) e “Esistenza iperattiva” (2016), l’artista si concentra nel mettere a fuoco singole figure – intere, parziali o dimezzate – che fluttuano nello spazio bianco e indefinito del foglio. Sicuramente assistiamo qui ad una maggiore sintesi e pulizia compositiva, in cui è spesso il vuoto a predominare sul pieno, con conseguenti effetti di maggior lirismo.
…penso che il viaggio nei “Colori di Guendi” sia solo agli inizi: continuerà, verso nuove visioni, nuovi paesaggi, nel tentativo di raffigurare quel ricco, intricato, colorato, folle mondo che abita i nostri sogni…o, come lo chiama Carlotta, il nostro “equilibrio interiore a dondolo”.

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