Arte

Libri d’artista e biblioarcheologie

Sotto la definizione di “libro d’artista” mi è capitato di ammirare opere molto diverse tra loro: qualcuna più riconducibile a un taccuino d’artista con schizzi e disegni, altre ad un diario privato, altre ancora a sculture vere e proprie, se non addirittura installazioni. In questi giorni ho potuto ammirare le opere dell’artista Alberto Brambilla (Busto Arsizio, 1955) e ho particolarmente apprezzato la sua ricerca artistica dedicata proprio a questo particolare “genere” di opere.  Credo che il motivo sia principalmente dato dal fatto che l’autore sia giunto a tali esiti artistici, provenendo da un percorso non artistico bensì letterario.

Laureato in filologia medievale e umanistica, ha lavorato in alcune università italiane e straniere ed attualmente fa parte dell’Équipe Littérature et Culture Italiennes della Sorbona. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, dedicate a nodi culturali fra Otto e Novecento, a  fenomenologie letterarie ed ad alcuni protagonisti della letteratura o della cultura italiana (quali Ascoli, Carducci, De Amicis, Novati, Croce, a cui ha dedicato alcune monografie).

Alberto Brambilla ha incominciato a collezionare libri degli autori via via studiati e poi per divertimento e forse per un senso di liberazione rispetto alla routine della ricerca accademica ha iniziato a metà degli anni ottanta a realizzare libri-sculture e libri-oggetto in vari materiali, presto perdendosi senza scampo nei labirinti della “libridine”. Dopo l’incontro illuminante con Luciano Caruso, si è occupato anche teoricamente di ‘Libri d’artista’, sia tenendo alcune conferenze, sia scrivendo articoli ‘di servizio’ con l’intento di fondere intuizione critica e scrittura creativa. In seguito ha continuato a sperimentare materiali e forme, costruendo libri, libretti, libercoli, oppure intervenendo su opere altrui, invadendole e fagocitandole. Dopo una solitaria e ‘terapeutica’ e anarchica attività di ricerca artistica ormai quasi trentennale, solo da poco ha deciso di riflettere sul proprio e l’altrui lavoro. Non ama esporre le sue opere, ma si è comunque imposto di confrontarsi pubblicamente, partecipando almeno ad alcune mostre collettive, di solito all’estero, e in maniera quasi furtiva.

Inedite quindi le opere esposte fino al 21 ottobre allo Spazio Danseei a Olgiate Olona (VA) nella mostra intitolata “Io scrivo, vìolo, rivelo – Biblioarcheologie e altri filologici esercizi”.

 “Nella mia vita ho avuto fra le mani decine di migliaia di libri. Col tempo ho imparato che i libri ci possono parlare al di là del proprio contenuto specifico. Ultimamente spesso mi è venuto di pensare al libro come una specie di corpus; in effetti come sanno i bibliofili i libri hanno un fronte(spizio), un dorso e delle nervature. I libri sono appartenuti agli uomini, sono amici che ti accompagnano per tutta la vita. Sui libri e per i libri si piange, si sospira, le pagine hanno segni di lacrime, conservano violette seccate dal tempo. I frontespizi riportano nomi, date, luoghi, dediche. Alcuni fogli registrano sottolineature, appunti, note, riflessioni. Sono le vite segrete degli altri che ci vengono incontro, o che ci nascondono dei loro segreti.  Come un segugio mi sforzo di penetrare in queste stanze sempre nell’ombra, e di notte mi sorprendo a investigare su un nome di una città, su una data, su una parola quasi cancellata. Ma persino i vecchi volumi ammuffiti e illeggibili possono testimoniare i segni e i sospiri e i sogni di esistenze lontane. Basta saperli ascoltare. Il mio lavoro è come quello di archeologo, profanatore di tombe.”

Il libro-oggetto così come lo conosciamo è violato, sezionato, lacerato, nel tentativo di  sviscerare  le tracce, le memorie in esso contenute, su cui l’artista interviene attraverso scrittura e pittura, assemblaggi e manipolazioni materiche. Il risultato sono opere delicate, poetiche, estremamente raffinate, che ci offrono sicuramente un punto di vista originale sul significato e sul valore dei libri…ed una ancor nuova e quanto mai suggestiva declinazione del libro d’artista.

 

 

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