Arte

…che il Mondo salvi la Bellezza!

Orti galleggianti – Massimo Massarelli
Dalla terra – Alex Sala

Può l’Arte portare soccorso alla Terra? Da questo interrogativo nasce la mostra “Terra chiama Arte”,  allestita presso “Spazio Arte Carlo Farioli” a Busto Arsizio e da me curata. Nasce, dunque, con l’intento di sondare l’esistenza e misurare la forza dell’Energia Creativa che ci circonda, energia che per secoli ha costituito il motore di sviluppo delle società e che oggi, nello stato di emergenza in cui versa il nostro Pianeta, crediamo debba tornare ad essere risorsa vitale per una maggiore comprensione e consapevolezza del nostro ruolo su questa Terra.


Se, dunque, la Terra chiama…l’arte deve rispondere! Un episodio della storia recente che è rimasto impresso nella mia mente è quello di “Terrae Motus” che nel 1980 vide protagonista il famoso gallerista napoletano Lucio Amelio (fondatore nel 1965 della Modern Art Agency ) che ebbe il grande merito di richiamare a Napoli artisti internazionali oggi considerati tra i più grandi nomi dell’arte contemporanea. A seguito della lunga scossa sismica che la sera del 23 novembre 1980 devastava Campania e Basilicata, egli dichiarava: “Quella notte stessa ricevetti le prime telefonate. Gli artisti chiedevano: possiamo fare qualcosa? Subito ebbi l’idea che l’arte c’entrava in qualche modo. Si doveva rispondere all’evento catastrofico…” [1]

Deserto/Fertilità – Giulia Scandolara

Nasceva così il progetto Terrae Motus, in cui artisti italiani e stranieri erano invitati da Amelio a creare delle opere che avessero come punto di partenza e spunto di riflessione il sisma. Gli artisti dovevano dimostrare come l’arte fosse a sua volta espressione di forza non distruttrice, ma creatrice. Il progetto riscosse un’eco enorme: molti artisti risposero all’appello con opere straordinarie, fino a costituire una vera e propria collezione che dal 1992 è ospitata presso la Reggia di Caserta.

Tra gli artisti che per primi aderirono al progetto (con l’installazione “Terremoto in Palazzo”) c’è anche il tedesco Joseph Beuys, uno dei rappresentanti più emblematici dell’arte concettuale della seconda metà del Novecento, nonché fervido sostenitore della causa ecologista, tanto da essere stato definito anche “sciamano dell’arte” per la sua concezione di un’arte che sia tutt’uno con la vita, racchiusa nelle sue ormai celebri espressioni “ogni uomo è artista”, “la rivoluzione siamo noi”: l’arte, per Beuys, è l’unica forza veramente rivoluzionaria! Egli crede dunque nelle potenzialità dell’uomo comune (e quindi non solo dell’artista), in termini di energia creativa che quest’ultimo non deve dimenticare, per poter trasformare la realtà che lo circonda.[2]

La pecora è il ragno – Edi Sanna

Ecco, ci siamo chiesti perché un messaggio così potente sia finito per essere dimenticato, perché sia finito il tempo in cui gli artisti chiedevano “cosa possiamo fare?”, nella sincera convinzione che l’Arte possa davvero fare la differenza, sprigionare energia positiva, cambiare realmente il mondo. Cos’è successo da allora? Cinismo, paura ed indifferenza hanno forse avuto la meglio, soffocando l’enorme potenziale che risiede nella Creatività umana. Oggi, di fronte al grido d’aiuto che la Terra sta lanciando, l’arte non può restare indifferente, ma deve senz’altro scendere in campo, perché è proprio nei momenti di crisi che possono sprigionarsi le più grandi energie risolutive.

Nel nostro piccolo, abbiamo voluto rivolgere un appello agli artisti affinché potessero recuperare il loro ruolo sociale, di ricercatori e indagatori del presente, ma anche di anticipatori del futuro.

Abbiamo innanzitutto voluto coinvolgere chi da sempre crede in un’arte pubblica, partecipata e condivisa, chi ogni giorno sceglie di portare la sua arte direttamente tra la gente, usando come tela le mura della città: Ivan, celebre poeta di strada, insieme a Piger, Nais e Refreshink, punti di riferimento della Street Art milanese e italiana.

Elemento TERRA – Nais

Accanto a loro, abbiamo voluto dare voce ai tanti talenti emergenti presenti sul nostro territorio, la cui ricerca risultasse in linea con il tema della mostra o che si sono dimostrati particolarmente sensibili all’iniziativa.

Ognuno di loro ha realizzato un’opera che possa stimolare nell’osservatore una riflessione intorno ad un tema preciso. Non abbiamo, pertanto, adottato criteri di omogeneità di stile, di tecniche, ma, anzi, abbiamo volutamente lasciato ampio spazio al libero fluire di idee e pensieri, tradotto da ogni artista secondo il suo personale codice espressivo: dalla fotografia (Emanuela Colombo e Gianfranco Nogara) alla scultura (Alex Sala), dalla pittura (Nicola Carrù, Silvia Gabardi, Massimo Massarelli, Diego Risè, Giulia Scandolara) all’installazione (Claudia Canavesi, Veronique Pozzi, Edi Sanna) fino all’assemblaggio polimaterico (Giulia Colombo, Jean Jacques Boutier, Paolo Lo Giudice, Ivo Stelluti).

Gallo canente, spes redit – Emanuela Colombo

Abbiamo lasciato posto alla denuncia degli errori commessi finora, ma abbiamo anche sostenuto nuovi punti di vista e messaggi propositivi, che guardano al futuro con la speranza di un mondo più virtuoso, in cui ripensare il rapporto tra Uomo e Natura, nel segno di una recuperata armonia.

Alcune opere potranno stridere tra loro, qualcuno potrà pensare che questa mostra sia un’accozzaglia di generi e linguaggi diversi, forse troppo diversi tra loro. Ma abbiamo scelto opere che non fossero solo da vedere, ma anche e soprattutto da pensare. Per una volta, intenzionalmente, abbiamo messo in secondo piano i criteri estetici. Perché? Perché ora più che mai siamo convinti che la Bellezza può e deve salvare il mondo, ma solo se prima tutti noi ci ricorderemo di salvare la bellezza… del nostro pianeta![3]

L’arte, dunque, come strumento per aiutarci a sviluppare un pensiero critico e costruttivo, a cui faccia seguito però un “agire pratico comune” in nome della salvaguardia della Terra che da sempre ci nutre.


[1] S. Gasperin, Terrae Motus è Lucio Amelio in “I quaderni della Fondazione Antonio Mazzotta: Warhol Beuys. Omaggio a Lucio Amelio”, Edizioni Gabriele Mazzotta, 2007, p.9.

[2] L. De Domizio Durini, Joseph Beuys. L’Immagine dell’Umanità, Silvana Editoriale, 2001, p. 233.

[3] Su questo tema: S. Settis, Il mondo salverà la bellezza? Responsabilità, anima, cittadinanza, Ed. Ponte alle Grazie, Milano, 2015.

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