Arte

Errore di Sistema: l’imprevedibilità dell’arte di Veronique Pozzi e Attilio Tono

“Systemfehler#2 – Errore di sistema” è il titolo della mostra di Veronique Pozzi e Attilio Tono che si è recentemente conclusa presso lo Spazio Danseei a Olgiate Olona (VA)…e, in effetti, questo potrebbe essere il reclamo del nostro cervello di fronte alle opere (sculture, disegni, installazioni) dei due artisti, che mirano a generare nell’osservatore un certo shock visivo e intellettivo.

 

Se è vero che l’arte contemporanea ci ha ormai abituati ad ogni genere di provocazione, risulta difficile non meravigliarsi di fronte al loro più recente ciclo di lavori, che si colloca a metà tra performance artistica ed esperimento di biologia. Protagonista assoluto e vero artefice delle opere risulta, infatti, essere il vino, che sostituisce la più tradizionale tavolozza di colori, non inficiando, ma piuttosto amplificandone il risultato estetico. Bicchieri e piccole brocche risultano fisicamente inglobati nell’opera: attraverso di essi gli artisti versano gradualmente il vino che poi migra e lentamente si diffonde sulla lastra di gesso adiacente, lasciando impresso su di essa il libero espandersi dei suoi “fumi” e delle sue muffe, che si comportano come pigmenti di colore e creano stupefacenti disegni e sfumature.

L’artista rinuncia, dunque, al suo ruolo di “creatore” e abbandona ogni tipo di controllo su quello che sarà l’esito del processo artistico, affidandolo alla libera espressione di un elemento naturale e della sua interazione con le condizioni di aria e luce. Una scelta che combina arte povera e automatismo surrealista, attraverso cui Pozzi e Tono vogliono porre l’accento sulla casualità e l’imprevedibilità degli eventi…sulla “tela” come nella vita.

Imprevedibili sono anche i molteplici calchi di una testa classica, disseminati nel giardino, che, ad uno sguardo più ravvicinato, si rivelano essere fatti in gommapiuma, mutando quindi la natura ed il significato che tradizionalmente si attribuisce alla scultura e mettendone quindi in discussione il suo ruolo nell’arte contemporanea.

Pozzi e Tono attuano metamorfosi visive e concettuali: i disegni esposti, realizzati attraverso una fittissima e minuziosa trama a tratti di inchiostro, vedono l’opposizione tra nitide forme geometriche, sospese e fluttuanti nella bianca superficie del foglio di carta, e il loro progressivo dissolversi sotto la delicata azione dell’acqua, che tramuta il particolare inchiostro coreano utilizzato in un sfumato blu avio e ne liquefa i contorni, in un gioco di contrasti tra ordine e caos, geometria e astrazione, certezze e mutevolezze.

Il tema dell’identità e del cambiamento è ulteriormente indagato in un’altra serie di lavori, frutto delle

varie esperienze di residenza d’artista, trascorse rispettivamente a Seoul e a Berlino, in cui predomina, invece, il potere dell’immagine e della sua funzione simbolica, evocativa e, talvolta, disorientante. In queste opere “labirintiche” ritorna però un elemento distintivo e riconoscibile: un filo rosso, vero e proprio filo di Arianna, cucito da Veronique sui fogli di carta, quasi a voler offrire all’osservatore un’ancora di salvezza di fronte al bombardamento dei sensi a cui la società e la città moderna ci ha abituati e un invito forse, ad afferrarne un capo e lasciarsi guidare alla perdita di sé e al proprio ritrovamento.

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