Arte

Lontano, nel profondo

Ad un anno di distanza da “Impronte”, ritorno con piacere a Villa Pomini (Castellanza, VA) con una nuova iniziativa, curata da me, in collaborazione con Spazio Danseei.

La mostra “Lontano, nel profondo” intende favorire l’accostamento e il dialogo tra le opere di due grandi autori del nostro territorio, Ausilio Cattaneo e Armando Fettolini.

Ecco  il mio testo critico, in catalogo:

“Ausilio Cattaneo e Armando Fettolini. Sono incappata  quasi per caso in questi due artisti. Ma subito dopo, per fortuna, mi sono ricordata che al caso ho smesso di credere già da qualche tempo. E allora, ecco che a volte è facile, più del previsto; uno più uno…e nasce questa mostra. Nasce nei giorni di Natale, come una Natività, ma senza alcuna premonizione, nessun annuncio; nasce inaspettata, come un dono.
Dicevamo….Ausilio Cattaneo e Armando Fettolini. Due personalità distinte, due generazioni a confronto. Perché dunque questa mostra?
Per l’amicizia e la stima reciproca che uniscono queste due persone, a cui è seguita la volontà  di fornire una corrispondenza visiva a questa  “vicinanza” emotiva e intellettuale, trovando effettivo riscontro negli esiti formali della loro produzione pittorica.

Non si vuole forzare la mano, non è necessario azzardare accostamenti arditi: Cattaneo, anno 1929, dall’alto dei suoi 85 anni di vita, riversa nelle sue opere tutto il suo rigurgito emotivo, filtrato attraverso le esperienze artistiche del XIX secolo, che ha visto nascere e svilupparsi sotto i suoi occhi e che più hanno influito sulla sua ricerca artistica. Entrando nella sua casa-museo, a Varallo Pombia, si viene come risucchiati dalla potenza di questa energia creativa, dolente ma ancora vitale, che invade ogni singolo angolo dell’abitazione e del giardino. E una volta travolti, inghiottiti e risputati fuori, si è consapevoli di aver fatto conoscenza di quell’Arte vera, pura e autentica, che lascia senza fiato.

Fettolini, classe 1960, ci accoglie, invece, nel suo laboratorio, nel cuore della Brianza. Quella Brianza che ha fatto l’amore con le sue tele e lì si è posata, con la delicatezza della prima neve, lasciando che il pennello ne determini, di volta in volta, un maggiore o minore realismo delle forme. Lo studio di Fettolini rivela la precisione e l’impegno con cui realizza ogni singolo quadro. C’è un senso di paternità, di dedizione sincera in quel che Fettolini fa: le sue opere comunicano un senso di pace e armonia, cercano di risuscitare quell’equilibrio perduto, quel dialogo antico tra Uomo e Natura.

E’ dunque lecito chiedersi se, e dove, è possibile individuare un punto di incontro tra due universi apparentemente distanti, in cui possano convergere la violenza espressiva di Cattaneo e la lucidità compositiva di Fettolini. Ebbene, attraverso le opere selezionate per la mostra a Villa Pomini, si intende far emergere una comune tensione che guida i due artisti e che conduce lo spettatore in un viaggio “nel profondo”.

Le carte di Cattaneo così come le tavole di Fettolini si palesano come paesaggi cromatici sospesi, indefiniti, in cui è il colore a scandire la successione dei piani prospettici, degli spazi e dei volumi, orientando lo sguardo dell’osservatore, talvolta verso un orizzonte lontano, appena percepibile, talaltra, facendolo scivolare nelle viscere di una materia che racchiude in sé il lento depositarsi di tempo, anima e ricordi.

E’ quel miscuglio bruto, quasi primitivo, quell’impasto di polvere, ruggine, terra e colore a costituire il “terreno comune” ove affondano le radici e si alimentano le ricerche dei due artisti, entrambi perseguendo la Mimesis della Natura e della sua fascinazione materica. In Fettolini ciò si traduce in una vera e propria celebrazione di Madre Natura, in un’Ode alla Terra, in una riproposizione sensoriale del terreno che sostiene i nostri passi verso derive senza tempo.
Per Cattaneo, invece, il rapporto con la Natura coincide con il tentativo di dare voce all’animo delle cose, attraverso l’esaltazione delle caratteristiche intrinseche del supporto prescelto, indagandolo nel suo essere “oggetto”, sottoposto ad un processo di continua trasformazione: il lento scorrere del tempo e, parallelamente,  una pratica artistica inesausta ne determinano i segni di usura e le numerose stratificazioni materiche e cromatiche.

Nelle sedimentazioni di un colore che sembra voler sconfinare il limite fisico impostogli dalla tela o dalla carta e che anela, dunque, ad arricchirsi di una terza dimensione, assistiamo, nelle opere di entrambi, al dispiegarsi di una porzione di infinito. Lo stesso “Infinito” già da Altri celebrato in versi, il cui carattere di indeterminatezza sfugge alla ragione umana e genera smarrimento. Un infinito spaziale, che Fettolini, “sedendo
e mirando interminati spazi e sovrumani silenzi”, con una semplice linea di separazione tra terra e cielo è in grado di farci intuire; ma anche un infinito abisso “ove per poco il cor non si spaura”, in cui Cattaneo ci obbliga a confrontarci con il tema della caducità delle cose.

Perché dunque Cattaneo e Fettolini? Perché di fronte alle loro opere “mi sovvien l’eterno” e “s’annega il pensier mio”.

Lontano, nel profondo. Opere di A.Cattaneo e A.Fettolini
Mostra a cura di Manuela Ciriacono
In collaborazione con Spazio Danseei
15 febbraio – 2 marzo 2014
Via Don Luigi Testori 14, Castellanza (VA)
Vernissage: sabato 15 febbraio, ore 17.30. Presenti gli artisti.
Finissage: domenica 2 marzo, ore 19.00
Orari di apertura: ven-sab 15/19; dom 10/12 – 15/19
Ingresso libero

Catalogo in mostra

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